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09 Febbraio 2026

Una tappa in Mongolia Interna

Cina

Fin dal nostro arrivo in Cina, la nostra esperienza è stata ricca di stimoli, di proposte e di novità che ho sempre accolto con tanto entusiasmo e con un velo di sana paura, quella che accompagna le cose nuove. Quando mi è stato proposto di partire per la Mongolia Interna sono stata colta dalle stesse due emozioni: da una parte grande entusiasmo e curiosità e dall’altra la solita sensazione di preoccupazione e ansia che mi scuote quando mi trovo davanti a una sfida, che in questo caso mi ha coinvolto sia dal punto di vista personale che professionale.

Prima della partenza mi sono state condivise le informazioni relative al programma del viaggio, ma non avevo chiara idea di cosa aspettarmi e si sa, qualsiasi nuova esperienza che porta sempre con sé un po’ di ignoto, almeno all’inizio, un po’ spaventa. Sono stati cinque giorni intensi; cinque giorni possono sembrare pochi, ma in realtà sono bastati per essere carichi di emozioni e particolarmente arricchenti.

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Sono partita da sola, come unica civilista del gruppo, insieme a Celestina, Mary e Peter, colleghi e punti di riferimento di OVCI e della nostra controparte locale, Womende Jiayuan. I giorni successivi ci hanno raggiunto anche Riccardo e altre terapiste locali, con le quali abbiamo condiviso gli ultimi giorni di viaggio. È stato un viaggio intenso, fatto di incontri, condivisioni e anche qualche prova. Il primo giorno, in realtà, è stato occupato dal lungo viaggio in treno che in circa 7 ore ci ha portato da Pechino a Bayannaoer, passando per la capitale della provincia della Mongolia Interna, Hohhot.

Dal secondo giorno gli impegni del nostro viaggio hanno preso forma e dal mattino seguente al nostro arrivo è stato un continuo susseguirsi di eventi e sorprese. Tutto ha preso avvio con la cerimonia di inaugurazione della nuova sede del centro riabilitativo “Bayannaoer Colorful Rehabilitation Center for Children with Special Needs”, diretto da Anna Sun Lijiao, terapista che da anni collabora con OVCI. Il pomeriggio è stato dedicato alle visite ad alcuni dei bambini che lo frequentano per ricevere servizi riabilitativi.

La terza giornata credo sia stata quella per me più impegnativa: presso la Hetao University di Bayannaoer ho tenuto due interventi rivolti a 250 persone tra terapisti, studenti e docenti del corso di studi in riabilitazione, ai quali ho spiegato come fosse organizzato il mio corso di laurea, cosa sia la neuro-psicomotricità in Italia e un po’ della mia esperienza come TNPEE. Parlare in pubblico non è mai stato semplice per me e ogni volta che si presenta un’occasione di questo tipo non è mai troppo piacevole, ma la sensazione che si sperimenta dopo aver superato questo tipo di prova mi lascia sempre appagata e molto contenta di essere riuscita ad affrontare la mia paura. Un grazie particolare va a Peter, che in questo viaggio è diventato il mio traduttore ufficiale dall’inglese al cinese.

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Le ultime due giornate sono state dedicate alla water therapy in piscina.

Per ognuno dei quattro gruppi di bambini coinvolti, accompagnati dai loro caregivers, Celestina ha tenuto un’introduzione sulle basi della terapia in acqua. Poi ciascun adulto ha potuto sperimentare per primo i movimenti e le attività in piscina, prima di guidare il proprio bambino nella stessa esperienza, sempre con il supporto di Celestina e delle terapiste del centro Womende Jiayuan.

È bastata un’ora per osservare cambiamenti significativi: sessione dopo sessione, i bambini hanno preso confidenza con l’acqua e con il loro corpo, lasciandosi andare al gioco, alla scoperta e infine al rilassamento, sostenuti dalle braccia sicure di chi era con loro. L’acqua, che all’inizio poteva sembrare estranea o incerta, è diventata un ambiente familiare, accogliente e perfino divertente.

Durante le ultime due giornate sono continuate anche le consulenze ai terapisti del “Bayannaoer Colorful Rehabilitation Center for Children with Special Needs”. Anche questi momenti sono stati per me molto coinvolgenti e sono stata felice di essere riuscita a condividere qualche suggerimento con i terapisti e le famiglie locali.

Se tutti questi eventi “ufficiali” mi hanno coinvolto particolarmente, anche i momenti conviviali sono stati una scoperta, tra brindisi e assaggi di piatti locali, condivisione di storie ed esperienze di questo territorio cinese al confine con il deserto del Gobi.

Durante questi cinque giorni in Mongolia Interna ho sperimentato concretamente che la cooperazione è fatta di continui incontri tra persone, pensieri e culture, di scambi e anche di imprevisti. Ho capito che, anche se a volte la distanza, lo stile o la lingua sembrano barriere, la volontà di condividere e imparare apre sempre una strada alla collaborazione. Torno da questo viaggio con una maggiore consapevolezza del contributo che si può dare e del valore, così come della necessità, di provare ad avere sempre un approccio critico ma allo stesso tempo positivo e aperto all’altro.

Greta Martinenghi, Terapista della Neuro-Psicomotricità dell’Età Evolutiva e Pedagogista,
volontaria SCU con OVCI LA NOSTRA FAMIGLIA E.T.S. a Pechino

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