Quinto appuntamento con Carola e Matteo, partiti nel mese di giugno dopo aver conosciuto OVCI ed essere stati a Ponte Lambro per la formazione generale. Lui psicologo, Capo progetto del corso di Laurea in Sviluppo Umano; lei infermiera, referente tecnico del progetto CURE.

Come coppia hanno deciso di condividere il loro vissuto con conoscenti e amici, come anche con chiunque voglia entrare un po' più nel vivo di un'esperienza che tentano, attraverso le foto e le parole, di raccontare.

Vi lasciamo ad alcuni stralci di questo primo mese in Sud Sudan... Per leggere l'intero diario di bordo eccovi invece il link alla loro pagina: https://www.condividiamo.eu/wordpress/viaggi/sud-sudan/

 

10 dicembre 

Oggi il centro chiude per le vacanze Natalizie, dire invernali qua mi fa subito venire in mente il freddo e le neve, ma ci saranno 35 gradi a Juba.

Tutti i bambini che popolano le nostre quotidianità non li vedremo per un pò, e quella caotica felicità che riempie il nostro centro sotto forma di rumore, già mi manca.

Ieri Carola mi ha raccontato di una bambina che aveva visto circa un mese fa, era sottopeso, in bilico fra la vita e la morte e lei era riuscita a metterla sotto il nostro programma nutrizione e a garantirgli il cibo e un monitoraggio continuo.

“Ti ricordi di quella bambina di cui ti parlavo?” mi diceva Carola mentre mangiavamo

Ovviamente no: “Siii certo”.

“Oggi è tornata ed è andata da Anna Sala, la dovevi vedere, con le guance paffute”.

E mi mostrava la foto tutta felice di come i miracoli della quotidianità cambino la vita di tantissime persone, soprattutto la nostra.

Questa bambina, il suo nome è Deng, adesso sta bene, certo la malnutrizione ha portato ulteriori difficoltà, ma ladeng grande tela di Usratuna è in grado di tessere molti fili per comporre il disegno che la vita umana comporta. Quindi assieme al cibo, agli esami e al monitoraggio della salute, ci mettiamo la riabilitazione, il raggiungimento degli obiettivi, il dare la possibilità di ricominciare a vivere la propria vita.

Avreste dovuto vederli, i loro sguardi, quando Carola e Anna mi parlavano di quella bambina, si erano illuminate, il resto non contava, si aggrappavano a questa storia con tutte le loro forze e me la mostravano con dolcezza, raccontavano la felicità racchiusa in tutto quello che fanno. I loro sguardi erano gli stessi di ieri mattina, quando con Rosa, Gisella e Anna G. vedevamo partire quattro bambini e le loro mamme per andare in Uganda. Un’operazione salvavita li aspettava.

Negli sguardi di chi aspettava la partenza c’era la meraviglia di fare qualcosa di bello. Purtroppo a volte la cooperazione ti porta a molta burocrazia, lontano dalle persone. E vedere persone che sono qua da anni avere ancora il coraggio di fermarsi e stupirsi della bellezza che stavano portando nelle vite degli altri mi ha davvero colpito. In fondo è una questione di sguardi: o smetti di soffermarti sulle cose, trascinato dalla routine nell’indifferenza, oppure rimani fedele a te stesso e a tutto quello che ti ha portato qui. 

 

5 febbraio 

A Usratuna accadono miracoli quotidiani.  Ogni giorno decine di bambini arrivano accompagnati dai genitori, per lo più mamme, e noi li assistiamo, li accogliamo e cerchiamo di capire le loro difficoltà.

C’è chi fa fisioterapia, chi logopedia, chi va a scuola, chi cerca un OT, chi ha bisogno di operazioni complicate e viene mandato in Uganda, permettendogli così di salvargli la vita.

Da quest'anno sono il responsabile del centro di riabilitazione e assisto a questo mischiarsi di bisogni e accoglienza quotidiano. Ogni giorno infatti si ripete, Recalcati dice che la felicità è trovare il nuovo nello stesso e penso che questa definizione si possa assegnare a questo luogo: Usratuna.

Di fronte alla miseria e alle difficoltà umane, Usratuna porta ogni giorno una goccia di felicità, che forse sembra poco, ma irradia chiunque gli si avvicini.

Giovedì mattina Thereza, una fisioterapista, viene da me. Lascio temporaneamente i miei affcenteraccendamenti per concentrarmi su di lei. Mi racconta di un bambino che era venuto al centro a luglio perché avevano sparato a tutta la famiglia e un colpo aveva preso anche lui. A questa notizia mi sento piccolo, distante da questa realtà lontana dalle mie “logiche”, triste le chiedo come mai sia successa una cosa simile. Lei mi risponde: “A causa delle mucche” e aggiunge “se le rubano a vicenda e poi si sparano per vendetta”.

Questo bambino ora è qui, fuori dal suo studio. Era venuto a luglio per ricevere assistenza, accompagnato dalla nonna, oggi come allora, dopo i raggi e si era visto che il proiettile aveva colpito delle vertebre ed era stato diagnosticato dall’ospedale paraplegico. Era venuto da noi e gli avevamo preparato una carrozzina, da cambiare quando il bambino sarebbe diventato più grande.

Chiedo a Thereza come mai il bambino sia tornato oggi e lei mi risponde con un sorriso incredulo “Adesso cammina!”. Stupito mi faccio accompagnare dal bambino, che da terra ai piedi della nonna, si alza e traballante, debolmente spinge su due gambe magre, ma resistenti dimostrandomi quanta forza possa sprigionare un bambino di tre anni.

Devo ammettere che Elena me lo ripeteva spesso “qua a volte accadono dei miracoli”, ma io finché non vedo rimango scettico a questi strani fenomeni. Alla fine questa incredibile storia è venuta da me, stupendomi di tutto quello che può succedere nella realtà, anche negli angoli più remoti del pianeta.

 

20 febbraio

“Trauma è ciò che sconvolge l’ordine naturale del mondo”. Forse per noi è stato così, dalle 12:15 di giovedì scorso qualcosa ha cambiato il suo ordine, costringendoci tutti a trovare un senso e un ordine diverso.

In fondo ognuno di noi dentro di sé ha dei momenti cruciali, nei quali le emozioni e la memoria si fondono e rendono il ricordo indelebile, sguardi, dettagli, frammetti galleggiano sulla superficie dei nostri pensieri.

Giovedì scorso il nostro capo locale è stato aggredito e colpito alla testa con un bastone, cadendo gravemente ferito.

Un colpo al cuore per tutti.

Adesso fortunatamente è stabile, ma non sappiamo cosa succederà, lo vedremo con il tempo, sappiamo solo quello che è successo e probabilmente non sappiamo bene ancora cosa fare di tutto questo.

James era per tutti un punto di riferimento. Dico era perché in questo momento non è presente al centro. Per ogni questione importante ci veniva detto “sentite James” in grado di chiarire e appianare i problemi. Colui che più di tutti incarnava i valori di questo posto e che continuava a ripeterli in ogni riunione “aiutiamo i più deboli, gli ultimi, la nostra gente”.

Un evento che ha sconvolto tutti, costringendoci ad affrontare la realtà che tutto possa succedere, non perché siamo in Sud Sudan, ma perché tutto può cambiare in un attimo.

Certo James era una bussola in questo posto, un cuore pulsante del grande corpo di Usratuna. Tutto continua a scorrere in avanti e noi con esso, portandoci dietro quello che è successo a volte senza avere la possibilità di fermarci o anche la volontà di farlo.

Continuiamo il viaggo con l’amarezza nel cuore, da giovedì scorso qualcosa di Usratuna è stato colpito, e non è solo James, siamo tutti noi con lui.

Carola Esposito e Matteo Ghini, collaboratori a Juba

archivio Notizie dai Paesi

con noi... PER TUTTI I BAMBINI DEL MONDO

DIVENTA VOLONTARIO

FAI UNA DONAZIONE

IL TUO 5x1000 PER OVCI

COLLABORA CON NOI

 


 OVCI la Nostra Famiglia
via don Luigi Monza 1 - 22037 Ponte Lambro (CO)
tel 031-625311   -    mail info@ovci.org   -   C.F. 91001170132