Il 1 aprile è iniziato il Ramadan e la frase più ricorrente sentita in occasione del mese sacro per il mondo musulmano è “Ramadan Kareem”.

20220408 182304La traduzione letterale di questo augurio sarebbe “Che il Ramadan sia generoso” e racchiude in sé lo spirito di questo mese, ossia la generosità nei confronti del prossimo, il concetto di condivisione e unione. I ritmi di lavoro sono rallentati, la vita è più lenta rispetto agli altri periodi dell’anno, ma tutto riprende verso le 6:00 di sera con il canto del Muezzin. La voce che risuona ovunque dall’alto dei minareti indica la rottura del digiuno e la possibilità di bere e mangiare tutti insieme per le vie della città. È molto bello camminare per le strade di Omdurman durante l’Iftar (il pasto che rompe il digiuno) perché si vedono grandi tappeti colorati a terra e molte persone, la maggior parte uomini perché le donne stanno in casa con i figli, seduti insieme che consumano succhi di frutta e cibo tipico sudanese servito in grandi vassoi circolari al centro del tappeto. Vedere la condivisione di questo pasto serale e soprattutto ricevere molti inviti da perfetti sconosciuti per la strada ci fa molto piacere e ci fa sentire parte di questo mondo a volte così lontano dai nostri schemi e dai nostri valori.

Un giorno passeggiando abbiamo incontrato il fruttivendolo da cui ogni tanto compriamo manghi e banane. Era seduto sul tappeto insieme ai suoi amici e non appena ci ha visti si è alzato e ci ha portato un bicchiere di succo di datteri molto fresco e dolce.  Non parla inglese e noi non parliamo arabo, ma siamo riusciti a ringraziare il suo gesto generoso e a fargli capire che il succo era molto gustoso.

Finito il pasto che dura circa mezz’ora, la città si sveglia dal torpore della giornata calda, la gente esce, i negozi e i ristoranti si riempiono di persone e questo fino a tarda notte, prima che la gente torni a riposare per poi ricominciare il digiuno verso le 4:00 di mattina.

20220408 154226Sicuramente il Ramadan è un mese di sacrifici e difficile per tutti, anche per noi occidentali che spesso fatichiamo a capirne il senso e ad adattarci alla lentezza dei ritmi. Non è semplice accettare come tutto rallenti quando invece ci sarebbe molto da fare e quando siamo così abituati a ritmi serrati. Al centro OVCI abbiamo ancora parecchio materiale da donare e distribuire ma le famiglie spesso non si presentano, lo stesso vale per gli appuntamenti che i bimbi hanno con le fisioterapiste. Ci arrabbiamo perché per strada è difficile trovare i tirhal (taxi) per spostarsi e se si desidera mangiare qualcosa, non tutti i ristoranti sono aperti e può essere difficile trovare qualcosa anche ai Dukan (piccoli supermercati) perché sono chiusi, soprattutto fuori dalla città e dai centri più abitati. La gente sembra molto stanca e in alcuni casi sofferente durante le ore centrali del giorno e ci chiediamo quotidianamente che senso abbia tutto ciò, ma ogni volta che chiediamo ai locali come fanno a sopportare questa fatica, ci rispondono con un sorriso dicendo che ci si abitua e che comunque sono forti in nome di Allah. Ci sorprende la loro forza di volontà e dedizione che sicuramente nel nostro mondo tanto individualista abbiamo perso e ancora di più il senso dell’attesa che rende il momento conviviale del pasto ancora più bello e prezioso.

Martina Luchi, Collaboratrice programmi educativi

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