Dal primo gennaio 2024 sono in pensione, non so come salutare tutti voi. Il mio saluto non vuole essere un addio e nemmeno un arrivederci, ma solamente un “Ciao, a domani”.

Ancora però non mi rendo conto di questo grande cambiamento, che inevitabilmente segna un momento di bilanci nella vita.

Credo di essere stata fortunata, ho avuto la possibilità di fare esperienze lavorative in settori differenti seppur sempre legati alla sanità. Il primo contatto con OVCI in Sud Sudan ormai tanti anni fa, le successive attività in ospedali diversi in Italia ed il ritorno in cooperazione proprio in OVCI.

Devo dire che, pur essendo state esperienze anche faticose, hanno sempre avuto un aspetto positivo, arricchente e ogni cambiamento ha portato con sé la maturità acquisita con le esperienze precedenti.

2016 CSE Temara Alessandra ElisabettaQuesti ultimi dieci anni in OVCI sono trascorsi nella consapevolezza di aver fatto piccole cose con impegno e gioia, a volte con fatica, a volte riportando delusioni, molte volte anche con allegria, per cercare di dare una mano a chi non può farcela da solo, a chi con il suo impegno (magari piccolo, sconclusionato, impreparato, ma anche contento, propositivo e talvolta entusiasta) ha tentato di migliorare le condizioni di vita di chi nella società a volte è invisibile, forse addirittura considerato da nascondere: le persone con disabilità, soprattutto bambini e donne, in Paesi dove spesso la sopravvivenza è lo scopo di ogni giorno ed i diritti umani sono difficili da concretizzare.

Ogni Paese, con modalità diverse, ha operato anzi cooperato al raggiungimento di piccoli traguardi, poco per volta: OVCI lavora così, senza riflettori e senza clamore.  

Questo mi rispecchia molto; ho imparato tuttavia che talvolta è necessario anche esporsi per meglio promuovere le cause in cui si crede, soprattutto in questo ultimo anno in cui come Direttrice ho rappresentato OVCI in diverse occasioni ufficiali, anche tragiche purtroppo come lo scoppio della guerra in Sudan o il terremoto in Marocco.

È stato un periodo denso di avvenimenti, di nuove responsabilità e di decisioni a volte non facili, ma ho comunque potuto contare sui colleghi, che mi sono sempre stati di supporto nelle attività, e soprattutto sui membri del Consiglio e di Claudia, la nostra Presidente. Un grazie affettuoso a tutti.

Ma quello che maggiormente mi piace ricordare di tutti questi anni è l’incontro con le persone, tante persone!

E la cosa più bella è che mi sono sempre sentita accolta e sostenuta.

320380777 704326907950580 7772312602924846095 nMi riferisco ai colleghi negli uffici in Italia, un gruppo affiatato nel quale sono entrata intimorita e consapevole di non avere esperienza; tutti loro mi hanno aiutata facendomi sentire parte di loro ed insegnandomi i “segreti del mestiere”.

Penso anche a tutti i collaboratori nei Paesi, sia di quelli che ho visitato di persona, che di quelli conosciuti proprio attraverso i racconti di chi vi operava, racconti a volte così dettagliati da farmi sentire lì…

In particolare, a tutti i Rappresentanti Paese, che nonostante i molti impegni, hanno sempre trovato tempo e pazienza per offrirmi disponibilità e accompagnarmi con un sorriso, a volte anche per dibattere, ma sempre alla ricerca di un’intesa per una soluzione condivisa e migliore.

Penso a tutto il personale locale, conosciuto di persona o solo nelle relazioni: volti e nomi che restano comunque nel cuore.

L’elenco delle persone care da citare sarebbe lunghissimo. Ne vorrei ricordare due tra tante: Mariarosa Rogora che mi ha riaccolto a Juba quando sono tornata dopo tantissimi anni ed un faticoso viaggio, il suo sorriso ed il suo abbraccio mi hanno fatto sentire nuovamente a casa. E Silvana Repossi, una donna di poche parole, schiva ma grande nel cuore, mi ha accolta in Ecuador; con lei, senza tanti convenevoli, si era da subito instaurata un’amicizia fatta di stima e affetto.2019 DD riunione di progetto missione Elisabetta

Ringrazio tutti tantissimo, e comunque “chi è OVCI è OVCI per sempre”, e così anch’io continuerò a restare con voi.

Anche questa volta (come quando sono tornata la prima volta da Juba) concludo il mio incarico pensando di aver fatto troppo poco… spero solo di aver tracciato un piccolo solco per Manuela che ora ricopre questo incarico così impegnativo e alla quale auguro ogni bene.

Elisabetta Piantalunga

 

 

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